lunedì 18 ottobre 2010

the iron maiden


È un po’ che nn scrivo e ricomincio dal pc perché carta e penna mi sembrano pesanti in questo periodo. Pigiare dei tasti mi permette di mantenere cmq un leggero distacco dai pensieri, rimangono parole molto squadrate che danno un senso di formalità nn troppo compromettente. Perché temo i miei pensieri.. ma per dire..

Saro ride dopo aver letto quanto sopra riportato. Era entrato nella stanza chiedendomi che scrivevo. I miei pensieri. E perché PROPRIO AL COMPUTER? E così via. Buffo perché rischia di “finire” in un gioco dell’ oca.. quello che nn finisce mai (nn è vero, dopo un po’ finisce, solo che si rivela sempre più lungo del previsto, esattamente come i miei pensieri. Ora vorrei fare una riflessione sui pensieri ma questo mi impedirebbe di chiudere la parentesi da UN PO’ iniziata, anche se a dire il vero nn mi importa poi così tanto tornare indietro. Mi sto rendendo conto anche di quanto riesco ad essere emblematica verso me stessa, che forse tutti quei riferimenti di cui mi accorgo solo dopo averli scritti nn sono poi così casuali. Il mio cervello sta cercando di comunicare con me, oddio cazzo cazzo, esso si sta indipendentizzando, ESSO VIVE!!!!!!

Ecco ora può tornar la calma, e di solito per l atmosfera di calma ESSO mi propone foto flash di paesaggi tropicali fagocitati da tramonti rosso horrore che però in quel contesto fa molto fico, un po’ come uno spritz fatto bene che tengo in mano nella foto. Di me si vede solo la mano. Si, mi sono fatta una foto alla mano e, si, mi diverte fotografarmi le mani su paesaggi vari. La mano turista. Che fico per lei essere diversa da tutte le altre mani che, si, andranno pure loro in viaggio ma che, no!, non saranno mai protagoniste di quel viaggio. Ah, se una mano potesse sciegliere!

(e che nessuno neghi l’ evidenza di tutti questi fottuti doppi sensi. Lo stesso fatto che il doppio senso si accosti a me è un doppio senso. Materia e antimateria tipo, no? Ah, i buchi neri!)

Ho deciso che adoro avere piante da soffitto, che pendono, piante pendenti, non piante a testa in giù, una pianta a testa in giù scivola giù dal vaso, è gravità, mi parrebbe un po’ strambo, alquanto strambo..

E che vuoi che sia! Maneggio serpi io ora.. già, i famosi 2 metri di boa, belzeboa, che in realtà maneggia saro perché io da quando l ho visto pasteggiare faccio fatica ad intrattenere una relazione fisica che non sia turbolenta e travagliata.. e la mia piccola fuligginosa elaphe obsoleta, quasi un metro di chiara nerezza o graffitezza a seconda degli occhi più o meno pignoli. Mi è sembrato adatto per lei il nome H che nn si pronuncia acca ma h, aspirato o soffitato, a me vien meglio soffiato che in realtà è un po’ come alitare. Un po’ come una serpe che soffia. E il secondo nome (o nome di cortesia) è svetah che finisce anche questo in alito divino……. …… (completare negli spazi punteggiati). Sveta o svetlana significano chiara, da svet=luce in russo, credo sia così.

Il nostro coinquilino ha fatto un incubo che mi ha incuriosito. Sognava di essere inseguito da un albero fatto di ossa che lo voleva uccidere e forse altre cose che ora nn ricordo ma a me interessa l’ albero di ossa che cerca di mangiare un uomo, che magari è senza ossa oppure ha lo scheletro fatto di graffette e molle di ferro. Iron man VS the bones tree. Mica male.

Si accettano infine suggerimenti:

.se vuoi che l alle continui a blaterare digita blabla seguito dal tasto cancelletto

.se vuoi che l alle chiuda quella fottuta bocca vieni a legnarla a casa, l indirizzo è………………………….

martedì 18 maggio 2010

ESKATHE. mutazioni.



la crisi dei pesci. non so che pesci pigliare. sarà che i pesci non dicono mai nulla di loro stessi. ho una boccia di vetro sul collo, tutto traspare niente permane. la sabbia sul fondo si rimescola ad ogni nuovo sospirone e nevica anche per il mio pesce solitario. il pesce che voleva diventar un famoso cantante, ma carriera stroncata sul nascere perchè afono. senza suono, senza voce. come comunica un pesce? con le bolle. neanche con gli occhi può perchè non ha le palpebre e non puoi mica dirgli un battito per il SI e due per il NO. e poi ci sentono i pesci? le bolle sono parole e concetti. i concetti leggeri e labili come bolle restano in memoria casualmente, quando ci rimangono è perchè eran bolle di sostanze tossiche.
INTOSSICAZIONE DA CONCETTI. MUTAZIONE GENETICA, ovvero: ciò che permane ci conduce per forza ad un cambiamento, che ci piaccia o no.
PRENDERLA CON FILOSOFIA: fare bolle di sapone non col sapone, ma con roba radioattiva.

martedì 30 marzo 2010




mamma ha avuto un piccolo infarto
oggi sono 2 anni che non hai più un corpo
in questi giorni ho fatto mille lavapiatti e lavato mille panni
ho fatto la doccia a mia nonna e il cappuccino
ho cucinato ilrisotto col cavolo nero ed è diventato viola
ho sognato una donna con quattro seni, non credevo, le dicevo, ti ho sempre vista che ne avevi due
penso ai trolley della fiera e alle file dagli stand
ricordo:
un abbraccio con un bacio affettuoso di benvenuto.
i tentativi di sposarmi.
una bevanda lituana a base di miele e vodka.
il caffè con la grappa.
il sorriso di un barista della camst e quelli stanchi e isterici da fine turno delle bariste più attempate.
le reverenze delle standiste di taiwan che offrono rosso italiano inacidito e borsine di cartone con un omino mela stampato in argento.
i km tra le corsie e gli occhi che selezionano forme colori texture e riequilibrano il tutto, il radar funziona.
la felicità di pagare libri di cui mi sto innamorando ancora ogni volta che li apro o li immagino e di tutti quelli che avrei voluto portarmi a casa.
una bellissima storia dell animale ombrello mono-pede.
l avanguardia dell est che marcia su bologna.
le standiste polacche snob che si sciolgono al teatrino involontario di una pagliaccia italiana che cerca di corromperle per avere un libro che non è in vendita .
sorrido, rido, sono cortese, mi piace la cortesia, a volte imbarazza di più di un' offesa.
ora mi ricordo quando ero piccola e tutto era per un momento e basta, senza tempo, e un foglio bianco era senza tempo e anche i pennarelli spuntati e scarichi e i pastelli morsicati, c erano solo i miei sogni a-funzionali(si può dire?) vivevano sul foglio e non si esaurivano mai.
vorrei essere una scatola e le mie braccia ali ma braccia senza penne e essere invisibile e viaggiare per vedere cosa fa la gente.

venerdì 12 febbraio 2010

annodami

allacciarsi le scarpe, le converse consumate ad esempio, sempre troppo fuori età, sui piedi adulti, lunghe come quelle di un clown. i lacci grigi prima erano bianchi, la pioggia e lo sporco a terra li insozza e li consuma. eppure ogni volta che il piede si infila dentro, i lacci si annodano per non farlo inciampare fuori. un nodo stretto, a fiocco, o semplice brutale doppio. i primi nodi, quelli che ti insegnano a fare coi "vermi", che pieghi di qua e poi ci passi sotto e fai la farfalla e le scarpe così non scappano. e ripeti la procedura ingarbugliandoti le dita, senza capirne davvero la meccanica. ma prima o poi ci arrivi, quasi per magia, e se ti sai allacciare le scarpe allora sei un ometto, puoi far qualunque cosa (con le tue scarpette chicco).
hai mai imparato ad abbracciare, a tener stretto chi o cosa proteggi tra le braccia, e a lasciarlo andare quando non hai più forza, perchè non ce ne è più bisogno, perchè forse il nodo lo ristringerà qualcun altro?
questa notte è un grazie enorme per gli abbracci che mi avete "annodato" e che spero mi aiuteranno a non inciampare troppo.. quantomeno a non perdere più le scarpe in giro.. io che i lacci li ho sempre levati via!

lunedì 1 febbraio 2010

da qui ricominci(ò)

piove. non qua ma da qualche altra parte si.




ma da dove vengono gli ombrelli?
secondo me...





ovviamente gli ombrelli nascono dagli alberi degli ombrelli.
pensavate per caso che fosse qualcuno a costruirli?!


eskaramatrix reloaded


pensavo di essere andata via ma sembrerebbe di no, non definitivamente per lo meno. Dopo aver catalogato accuratamente oggetti in base a forma colore dimensioni, cosa che andava assolutamente fatta sennò mi sarei rosicata internamente a vita, mi son ritrovata in mano il dito mancante, il sesto dito temperabile e scancellabile. pensato che usarlo buono. in corso anche armistizio coi colori, fase di trattative, ma lascia qualche speranza a me che entro, centrifugata dalla ruota cromatica e disaccordi disarmonici. uauushhhhh!!!


( escusa signò per colori di merda, scanner di merda, tecnologia fascista)

venerdì 8 gennaio 2010

Tiene tra le mani il calice di rame scintillante per le ostie, ma non le vede perché lo regge alto sopra la testa. Cerca di riporlo dentro il tabernacolo, forse lo ha appena tirato fuori. In punta di piedi traballante, non ci arriva proprio. Il mazzetto di chiavi oscilla infilato nella serratura del tabernacolo aperto. Gli altri due osservano con rispetto e timore. La luce filtra dal finestrone sopra l altare, opaco di polvere e pioggia, troppo in alto anche quello, e scende giù lenta come il latte versato nel tè che fa tutti quei giri fumosi prima di mescolarcisi completamente.
Suor G arriva tra poco, a darci la comunione come ogni pomeriggio dopo le quattro, dopo che tutti gli altri se ne sono andati a casa coi pulmini gialli. Noi stiamo ad aspettare nella cappella che suor G benedica le ostie e ce le metta in mano una a testa. Mangiamo il corpo di Gesù, che è fatto di ostia “sennò non ce ne sarebbe abbastanza per tutti se fosse di carne vera”. Come fanno a ritagliare dischetti appena più piccoli di una girella di liquirizia dal corpo di Gesù? Forse hanno un aggeggio simile alla fora-fogli della maestra per mettere tutti i nostri disegni insieme nella carpetta con gli anelli. E allora quello che fa le ostie ne deve avere uno veramente grande di quegli aggeggi per fare fori grandi a Gesù, che aspetta dentro al tabernacolo di essere forato. Deve essere molto leggero Gesù, perché l ostia è così leggera che vola via se ci respiri su e se cade per terra suor G ti dà una patacca sulle mani e ti dice che hai fatto male a Gesù, però te ne dà un’ altra di ostia e quella per terra se la mangia lei. Noi ne possiamo avere solo una perché siamo ancora piccoli, ma suor G ne mangia tante, 5 o 6. E a volte non ci sono le ostie come le liquirizie, ma di quelle come i lecca-lecca grandi rossi e bianchi e allora suor G non può mica darcela tutta quanta grande com’è: la spezza in tre o quattro parti e allora a me viene un po’ di male perché penso che potrebbe uscire del sangue e che Gesù soffre perché lo sta rompendo. E allora poi penso che tutte le ostie dovrebbero essere sporche di rosso perché quando le forano via da Gesù lui si fa male e sanguina. O forse Gesù non ha sangue e quando si fa male nessuno se ne accorge perché non sanguina e anche se dice che si è fatto male nessuno gli crede perché non sanguina. Diciamo un’ ave maria con l ostia appiccicata al palato che non puoi toglierla con le dita e suor G rimette il calice nel tabernacolo e lo chiude e si mette il mazzo di chiavi nella tasca della veste e poi torniamo in mensa con il mazzo di chiavi che tintinna in tasca e si sente solo quello perché tutti quanti sono già andati via sul pulmino giallo. Io non ci sto più nei tavoli della mensa perché l anno prossimo vado a scuola e quelle sedie lì sono troppo piccole e le ginocchia mi si incastrano sotto il tavolo. E allora sto in piedi di fianco al tavolo a guardare che fanno le formine sui fogli coi pennarelli, ma a me non piace ricalcare le formine dei biscotti. Suor G è ritornata nella sua stanza che sta in alto sotto al tetto e ci sta solo lei lassù. Una volta l ho vista la stanza e c era anche suor G che aveva i capelli sciolti che erano lunghissimi e grigissimi. Ma sono scappata via quando si è girata perché non si può salire su da lei. C erano tanti crocefissi appesi al muro, di quelli che vende per 50.000 lire, quelle rosse, a mio padre quando viene alla festa di natale. Chiedo se posso andare in cortile: sì ma quando ti chiamo torni indietro. Vado dalle giostre e mi arrampico sul castello e sto a testa in giù a dondolare. Mi piace quando le mani cominciano a diventare pesanti e si dondola meglio. Poi sento correre e arriva Lucia a farmi il solletico e cado a testa in giù sulla ghiaia e mi sbuccio le ginocchia e ho dei sassolini infilati dentro la carne e il sangue. Allora prendo dei sassi e glieli tiro a Lucia e lei scappa e la rincorro e la prendo per i capelli che sono ricci come quelli di una pecora. Cadiamo e lei si sbuccia il mento ma non come le mie ginocchia, di meno e inizia a piangere. Suor G è corsa fuori e ci rialza per le braccia, una di qua e l altra di là e io ho ancora la mano nei capelli ricci. Suor G ha detto che domani niente comunione e che in castigo non si tengono le braccia incrociate ma lungo i fianchi. Dobbiamo stare in piedi lungo il muro del corridoio con le braccia lungo i fianchi ad aspettare che arrivi il pulmino delle 7, tra quanto è le 7? Quella ancora piange e io vorrei rimettere la mano nei suoi capelli ricci perché sono così morbidi. Dalla porta della mensa si vede mattia che fa le formine e si scaccola e si mangia le caccole e si arrotola la ciocca di capelli sulla fronte. Quanto sono lunghe le 7?

Parte tutto da un sogno che ho fatto stanotte, un ricordo di quando andavo all asilo dalle suore. Mi sono svegliata confusa perché in realtà il sogno riguardava solo la parte del tabernacolo, ma era talmente vivido che ho iniziato ad riallacciare altri pezzetti di passato. Vi è mai capitato di sognare una scena tale e quale come è successa nella realtà? Una volta ho sognato che nascevo, si, proprio dal rosso buio della pancia poi la luce, è complicato da raccontare. Ma sono più che sicura che sia proprio il mio, quel ricordo che poi si dimentica.