Mia madre ha letto anna karenina durante la convalescenza dopo l ennesimo aborto spontaneo, anni prima di avere me. È andata in depressione e non ha mai più letto un libro. Ha ricominciato con pinocchio, un capitolo a sera per un anno intero, per farmi dormire. Io lo chiamavo finocchio perché ancora non parlavo bene e avevo una paura fottuta dell illustrazione della balena, che in un cielo di tempesta guizza come un delfino fuori dalla burrasca per papparsi pinocchio sospeso appena più su a mezz’ aria. Lo stesso volevo toccarla quella pagina e poi mi tiravo veloce le coperte sugli occhi e facevo uiuiuiuiiiii come un porcellino che scappa dal macello. Dopo finocchio, mia madre ha letto papillon, le mie pagelle orride e le note sul diario. Poi deve essere ricaduta in depressione perché schiva i libri come la lebbra.
Oggi sono scesa in sala, ancora intontita dal sonno. Mio padre aveva montato le mensole per la tv, lasciando un gran bordello in giro. Due mensole di legno grezzo una sopra l altra: quella di sotto appesa al muro. Quella di sopra appoggiata a quella di sotto, ma sorretta da libri. I fratelli Karamazov da una parte, jukebox all idrogeno dall altra, a sostenere la mensola superiore, aspettando che la colla di rinforzo asciugasse. Bella scelta.
Oggi mio padre si è incazzato. Parecchio. Ma proprio tanto. È entrato in cucina mentre mangiavo i maccheroni col cacciavite, quello buono.
domenica 20 dicembre 2009
esco a fare un giro

C è un solo modo di esser figli? E uno solo di esser genitori? Se fossero i figli a spingere i genitori sull altalena, più su più su uhuh! a volte succede e nessuno se ne accorge, ma a volte succede. La cuffietta e il guanto dimenticati sullo scivolo, cristallizzati di gelo, se fossero quelli di un genitore sbadato, che il figlio uscirà a cercare perché il genitore sbadato piange disperato “la mia cuffia.. ahahah! La voglio.. ohoho!!”.
Se fossi stata io ai margini del prato a guardare la vecchia intenta a tracciare una spirale nella neve attorno all albero al centro, se io avessi sorpreso lei a ridere del suo girare in circolo alle 11 di sera.. anche lei come me sarebbe scappata? forse non ci avrebbe neanche fatto caso a me. Ma credo sia più probabile che si sarebbe fermata, fissandomi a sua volta, il fiato che prende forma nel freddo buio, e senza troppo pensarci mi avrebbe sparato col suo fucile a pompa che, ah! non mi ero accorta, portava a tracolla. Un colpo secco al centro della fronte, il secondo, senza prender la mira, mi sfiora il cappello, buttandomelo a terra più in là. E senza aggiungere altro avrebbe ripreso il suo giro attorno all albero. Io.. non sono a terra in una pozza di sangue, non sto implorando dio per un'altra possibilità. Mi siedo sulla panchina sotto il lampione che fa gialla la neve, col mio bravo foro perfettamente centrato, non cola sangue perché non ne deve colare. Mi spiace per il cappello, era nuovo. La vecchia continua a girare. L avevo sentito dire in quartiere, quella vecchia spara a tutti, ma non ci avevo mai creduto.
sabato 19 dicembre 2009
MAKING FLIPPY FLOPPY- TALKING HEADS
Nothing can come between us
Nothin gets you down
Nothing strikes your fancy
Nothing turns you on
Somebody is waiting in the hallway
Somebody is falling down the stairs
Set someone free, break someone's heart
Stand up help us out
Ev'rything is divided
Nothing is complete
Ev'rything looks impressive
Do not be deceived
You don't have to wait for more instructions
No one makes a monkey out of me
We lie on our backs, feet in the air
Rest and relaxation, rocket to my brain
Snap into position
Bounce till you ache
Step out of line
And you end up in jail
Bring me a doctor
I have a hole in my head
But they are just people
And I'm not afraid
Doctor Doctor
We have nothing in our pockets
We continue
But we have nothing left to offer
Faces pressed against the window
Hey! they are just my friends
Check this out don't be slick
Break our backs it goes like this . . .
We are born without eyesight
We are born without sin
And our mama protects us
From the cold and the rain
We're in no hurry
sugar and spice
We sing in the darkness
We open our eyes (open up)
I can't believe it
And people are strange
Our president's crazy
Did you hear what he said
Business and pleasure
Lie right to your face
Divide it in sections
And then give it away
There are no big secrets
Don't believe what you read
We have great big bodies
We got great big heads
Run-a-run-a-run it all together
Check it out - still don't make no sense
Makin' flippy floppy
Tryin to do my best
Lock the door
We kill the beast
Kill it!
venerdì 18 dicembre 2009
">
| Cosmic Dancer |
|
|
| I was dancing when I was twelve
|
giovedì 19 novembre 2009
C era questo tizio in tv, no, che ballava e si agitava tutto scomposto ma spettacolare perché aveva un suo senso. Uno di quei tipi che mica puoi dire che non sanno ballare, ballano a modo loro, senza coreografia e senza prove allo specchio. Ballava che sembrava ubriaco in mezzo a ballerini che invece ballavano per davvero. Ma la cosa più figa era lui perché nella sua scompostezza era leggero come l aria. E lui ballava col culo un po’ in fuori agitando le braccia in aria e sembrava ballasse il sirtaki, no? E un sorriso che gli prendeva occhi e denti e diceva ‘vecchi rincoglioniti, io si che me la godo la vita!’. Poi magari scende dal palco, va in camerino, si toglie la palandrana verde pisello decorata ad arabeschi giallo limone, si siede davanti allo specchio, sbuffa, evita il riflesso, si guarda in giro, e poi ci cade l occhio su quell uomo che si trova davanti, si passa le mani sulla faccia, respira forte a buttar via il peso degli anni, si guarda per davvero e fa finta di non ascoltarlo mentre gli dice ‘ma guarda un po’ questi che credono che il buffone qua se la gode’, sorride sarcastico mostrandosi solo qualche dente, prende la bottiglia di champagne- dono della redazione- che aveva inaugurato prima della trasmissione, se ne versa un po’ in un calice per salvare le bollicine che sennò a collo bevute van tutte su per il naso, si accende una sigaretta, risbuffa ma stavolta solo fumo e basta. Poi basta. Lo spettacolo è finito, finisce per tutti del resto. E forse lui un buffone allegrone lo è sempre anche nel quotidiano ma mica vive solo di quello. È bello però pensare che lo spirito buffone permea buona parte dell esistenza di quell individuo. Che la tristezza insomma è davvero una compagna leggera e talvolta importante, se riesci a guardarla attraverso gli occhiali del buffone- sai quelli con le palle degli occhi che schizzano fuori con le molle.
Il tipo è tery gilliam. Non so se anche all epoca dei monty python fosse così folle o se i monty python han contribuito alla fuoranza attuale. Fatto sta che ho visto un uomo vivere leggero e mi ha dato speranza. E sentirgli dire ‘la vita non ha un senso, siamo noi che dobbiamo costruircelo’, sì, credo mi abbia fatto effetto. Anche la grappa che non potrei bere mi ha fatto effetto. Non ho speranze eh?! Faccio in tempo a crepare, ma prima mi tatuo la faccia di tery gilliam su una chiappa. E sull altra le bollicine dello champagne
Il tipo è tery gilliam. Non so se anche all epoca dei monty python fosse così folle o se i monty python han contribuito alla fuoranza attuale. Fatto sta che ho visto un uomo vivere leggero e mi ha dato speranza. E sentirgli dire ‘la vita non ha un senso, siamo noi che dobbiamo costruircelo’, sì, credo mi abbia fatto effetto. Anche la grappa che non potrei bere mi ha fatto effetto. Non ho speranze eh?! Faccio in tempo a crepare, ma prima mi tatuo la faccia di tery gilliam su una chiappa. E sull altra le bollicine dello champagne
mercoledì 18 novembre 2009
Tre donne. A, E, M. Al bar, tardo pomeriggio. A beve un caffè all americana, E un bicchiere di vino rosso fermo, M un acqua liscia.
A. Confusa, inquieta, la paranoia tatuata in fitti ricami geometrici sul volto. Gli occhi apparentemente assenti, cercano di districare la matassa, col risultato di complicarne ancora di più il gioco. Tiene con entrambe le mani la tazza stretta e lunga di caffè bollente, vicino alla bocca, cerca conforto nel vapore che sale. Il caffè riporta a casa, ma si può decidere di lasciargli la guida e condurci per il mondo, nei bar delle metropoli ad un tavolino che guarda lo scorrere del marciapiede e i silenzi del buio, a spiare storie altrui o trovarcisi senza volerlo dentro, storie semplici, di tutti i giorni, drammi, mazzate morali, disperazioni da smarrimento da ventunesimo secolo, soddisfazioni da cecità o da resa definitiva. Caffè da passeggio come in america, e allora parchi pubblici, panchine, autunno, scorrazzamenti da footing verso il benessere o lo sfogo di rabbie da stress accumulato.. si nota la differenza: il nevrotico, quello che è appena stato licenziato, si riconosce dalla tenuta non proprio ginnica, di solito un folle in giacca e cravatta che agita in corsa la sua 24 ore o la tracolla col portatile, che finisce col gettare, in un urlo liberatorio e rassegnato insieme, la frustrazione dentro al laghetto, sollevando un gran baccano di anatre che avrebbero preferito qualche pezzo di pane vecchio. Poi magari ci si butterà pure lui, ma più tardi, di notte, quando nessuno può fermarlo o salvarlo, quando romperà l acqua col la giacca imbottita di sassi, e si addormenterà sul fondo.Gli altri, i rampanti dei piani alti, corrono per la forma, per tessuti elastici e polmoni capienti, han dichiarato guerra a tossine e radicali liberi, non potendo far loro causa, non essendo questi ladri di salute ed energie perseguibili legalmente, si illudono di poterli distanziare fuggendo nell atletico sforzo. Corrono come si rincorrono i grossi affari, il bastone e la carota dell economia impietosa e sfacciata. Corrono al parco, e corrono in ufficio, corrono al telefono, corrono a pranzo, corrono a letto. Correranno anche da morti, forse.
E il caffè da scrivania, un suppellettile immancabile per ogni sorta e razza di lavoratori e sognatori, impiegati segretarie manager scrittori artisti studenti professori medici, quasi riuscisse a dare consistenza all impegno cerebrale, la tazza li a testimoniare l esistenza condivisa, a tenerli svegli fino alla meta, anni e anni dopo. La tazza che crea imprevisti, rovesciandosi sospettosamente su carte preziose, mandando in tilt tastiere, macchiando indumenti e interrompendo le alacri menti nelle loro lucide considerazioni. La tazza di ceramica del risveglio, quella di cartone, quella popolare del bar che è di tutti perché anche se viene lavata sai in quanti ci han bevuto?!, quella di plastica usa e getta servita da un barista a gettoni che spesso dimentica lo stecchino per mescolare o è troppo assorto mentre gli dici stop con lo zucchero e continua a versarne e così ti bevi una bevanda già terribilmente sgradevole in cui galleggia un iceberg di cristalli di glicemia. La tazza e la sigaretta e la tazza posacenere, la tazza e un libro, la tazza sporca con altre tazze sporche nel lavello che si trasforma pian piano nel mobiletto delle tazze sporche. La tazza in bagno dimenticata la mattina dopo l ennesimo risveglio in ritardo. La tazza rotta e ricomposta, la tazza rotta nel pattume che però un po’ dispiace buttarla. La tazza arma da liti furiose, piena o vuota, basta lanciarla e che colpisca il bersaglio. La tazza di legno levigato del commercio equo-solidale per sentirsi indigeni nel tribale rito del caffè e assaporare il retrogusto di foresta pluviale nel risveglio degli istinti primordiali. La tazza del cane, la tazza del cesso che spesso è anche quella del cane, la tazza delle giostre che gira gira gira e si riempie di vomito. Tazze piene tazze vuote. L anima è simile ad una tazza che dobbiamo sempre tenere impegnata, può contenere solo poco per volta e prima di riempirla ancora va svuotata. E se è sporca magari pulirla- ma va a gusti.
E. Parla parla parla, ubriaca di vino e di vita. Si interrompe per unirsi al ritornello di qualche canzone veramente divertente, poi riprende il logorroico soliloquio. Ha idee, parecchie, di ogni tipo, per ogni stagione, confuse e grandiose, non esiste nulla di insormontabile e con quelle idee può fare quel che vuole. La sua mente dipinge, scrive, legge, elabora fughe di libertà e gloria, viaggi in treno verso le grandi città, verso il fermento e l arte, verso l amore a volte- ma di questo se ne cura poco. Lei ama la vita e la folle frenesia e l insensatezza e la poesia dell atto creativo. Puoi anche andare a far la spesa e pagare il conto con un disegno lasciando un segno indelebile della tua fervida arte, tu sei arte perché arte è vita, è ciò che rompe gli schemi e l ordinario, è il particolare che diventa un gigante dai super poteri e combatte il qualunquismo imposto, è il brivido della comprensione di altre dimensioni e connessioni, è creare alternative del vissuto. Sei un piccolo dio senza pretese di onnipotenza ma che freme nella propria consapevolezza. Ancora vino, grazie!
M. È stanca, sciupata dal lavoro, avvilita dalle speranze che non le han detto che poteva avere. La prima comunione, il suo viso pallido e timorato, l orgoglio cattolico dei genitori, il prete, i canti, il segno della croce, la noia e la colpa per aver dubitato dell esistenza di dio. Lei bambina una foto di dio non l aveva mai vista e neanche in tv al telegiornale, tutti ne parlano ma nessuno sa chi sia. Lo yeti, il mostro di lockness e perfino gli alieni qualche traccia si son disturbati a lasciarla. Ma dio no. È sparito dalla circolazione dopo aver subito le peggio ingiurie e fatto un po’ di magie in giro. E un saaaacco di tempo fa. Come è possibile? È così facile scordarsi di qualcuno pur avendolo conosciuto di persona e lui invece no. Poi i voti mediocri a scuola, ha troppa fantasia, troppa. Sola con la nonna, i genitori incontrati quasi per sbaglio a cena, stanchi, sciupati dal lavoro, avviliti dalle speranze che han dovuto dimenticare tempo a dietro. Calcoli, sottrazioni e addizioni, esercitarsi con gli anni e le età e accorgersi che quando lei avrà 40 anni loro quasi sicuramente saran già morti. Il primo vero colpo basso della vita, scoprire il dolore in anticipo, sentirsi per la prima volta davvero impotente. La morte: non è il paradiso né l inferno, né gli angeli che ci proteggono. La morte fa male e non si può curare. Non ci sono giochi né voli pindarici ad alleggerire la giornata, c è solo un destino comune e ricordarsi di respirare perché serve a vivere. E aspettare.
Il caffè si è freddato, il vino è finito, il bicchiere d acqua è mezzo vuoto.
A si risveglia dal tour delle tazze. Guarda fuori la strada, piove. Ombrelli sgambettanti passano di fretta davanti alla vetrina del bar. La pioggia aumenta, scroscia violenta e incattivita si butta a terra rimbalzando in una gran nebbia di goccioline. Le stecche più fragili si spezzano alle improvvise e potenti folate di vento, che passa di lato da sotto da sopra sembra impazzito e non dà tregua ai passanti. Gli ombrelli rivoltati scappano di mano e seguono le correnti. Piove così forte che la mente non riesce a pensare ad altro, tutti quanti sono partecipi di quell imprevisto. Chi lo maledice, sembra abbia appena fatto la doccia vestito; chi ha fretta e aspetta impaziente sotto i portici che spiova; chi non aspettava altro per poter ritardare e si accende una sigaretta e legge il giornale; chi raccoglie dati sull evento per studiarlo in rapporto alle medie stagionali; chi è in auto e deve accostare perché non ci vede un emerita mazza; chi è in bici e ormai se l è presa tutta e il pericolo è il suo mestiere; chi gli si sta allagando la cantina e smanetta senza sosta con secchi scope stracci e segatura; chi come E impazzisce del tutto e si lancia in strada a saltar nelle pozzanghere a piè pari e ballare e cantare e urlare di gioia liberata; chi come M guarda allibito la pazza nel diluvio, stilando una lista di malanni e sconvenienze; chi come A di tutto questo non vede proprio nulla e vaga già in pensieri lontani; chi come il barista rabbocca il calice di E, scalda il caffè freddo di A e porta il conto a M. E cambia cd sullo stereo perché questo ha già fiaccato.
A. Confusa, inquieta, la paranoia tatuata in fitti ricami geometrici sul volto. Gli occhi apparentemente assenti, cercano di districare la matassa, col risultato di complicarne ancora di più il gioco. Tiene con entrambe le mani la tazza stretta e lunga di caffè bollente, vicino alla bocca, cerca conforto nel vapore che sale. Il caffè riporta a casa, ma si può decidere di lasciargli la guida e condurci per il mondo, nei bar delle metropoli ad un tavolino che guarda lo scorrere del marciapiede e i silenzi del buio, a spiare storie altrui o trovarcisi senza volerlo dentro, storie semplici, di tutti i giorni, drammi, mazzate morali, disperazioni da smarrimento da ventunesimo secolo, soddisfazioni da cecità o da resa definitiva. Caffè da passeggio come in america, e allora parchi pubblici, panchine, autunno, scorrazzamenti da footing verso il benessere o lo sfogo di rabbie da stress accumulato.. si nota la differenza: il nevrotico, quello che è appena stato licenziato, si riconosce dalla tenuta non proprio ginnica, di solito un folle in giacca e cravatta che agita in corsa la sua 24 ore o la tracolla col portatile, che finisce col gettare, in un urlo liberatorio e rassegnato insieme, la frustrazione dentro al laghetto, sollevando un gran baccano di anatre che avrebbero preferito qualche pezzo di pane vecchio. Poi magari ci si butterà pure lui, ma più tardi, di notte, quando nessuno può fermarlo o salvarlo, quando romperà l acqua col la giacca imbottita di sassi, e si addormenterà sul fondo.Gli altri, i rampanti dei piani alti, corrono per la forma, per tessuti elastici e polmoni capienti, han dichiarato guerra a tossine e radicali liberi, non potendo far loro causa, non essendo questi ladri di salute ed energie perseguibili legalmente, si illudono di poterli distanziare fuggendo nell atletico sforzo. Corrono come si rincorrono i grossi affari, il bastone e la carota dell economia impietosa e sfacciata. Corrono al parco, e corrono in ufficio, corrono al telefono, corrono a pranzo, corrono a letto. Correranno anche da morti, forse.
E il caffè da scrivania, un suppellettile immancabile per ogni sorta e razza di lavoratori e sognatori, impiegati segretarie manager scrittori artisti studenti professori medici, quasi riuscisse a dare consistenza all impegno cerebrale, la tazza li a testimoniare l esistenza condivisa, a tenerli svegli fino alla meta, anni e anni dopo. La tazza che crea imprevisti, rovesciandosi sospettosamente su carte preziose, mandando in tilt tastiere, macchiando indumenti e interrompendo le alacri menti nelle loro lucide considerazioni. La tazza di ceramica del risveglio, quella di cartone, quella popolare del bar che è di tutti perché anche se viene lavata sai in quanti ci han bevuto?!, quella di plastica usa e getta servita da un barista a gettoni che spesso dimentica lo stecchino per mescolare o è troppo assorto mentre gli dici stop con lo zucchero e continua a versarne e così ti bevi una bevanda già terribilmente sgradevole in cui galleggia un iceberg di cristalli di glicemia. La tazza e la sigaretta e la tazza posacenere, la tazza e un libro, la tazza sporca con altre tazze sporche nel lavello che si trasforma pian piano nel mobiletto delle tazze sporche. La tazza in bagno dimenticata la mattina dopo l ennesimo risveglio in ritardo. La tazza rotta e ricomposta, la tazza rotta nel pattume che però un po’ dispiace buttarla. La tazza arma da liti furiose, piena o vuota, basta lanciarla e che colpisca il bersaglio. La tazza di legno levigato del commercio equo-solidale per sentirsi indigeni nel tribale rito del caffè e assaporare il retrogusto di foresta pluviale nel risveglio degli istinti primordiali. La tazza del cane, la tazza del cesso che spesso è anche quella del cane, la tazza delle giostre che gira gira gira e si riempie di vomito. Tazze piene tazze vuote. L anima è simile ad una tazza che dobbiamo sempre tenere impegnata, può contenere solo poco per volta e prima di riempirla ancora va svuotata. E se è sporca magari pulirla- ma va a gusti.
E. Parla parla parla, ubriaca di vino e di vita. Si interrompe per unirsi al ritornello di qualche canzone veramente divertente, poi riprende il logorroico soliloquio. Ha idee, parecchie, di ogni tipo, per ogni stagione, confuse e grandiose, non esiste nulla di insormontabile e con quelle idee può fare quel che vuole. La sua mente dipinge, scrive, legge, elabora fughe di libertà e gloria, viaggi in treno verso le grandi città, verso il fermento e l arte, verso l amore a volte- ma di questo se ne cura poco. Lei ama la vita e la folle frenesia e l insensatezza e la poesia dell atto creativo. Puoi anche andare a far la spesa e pagare il conto con un disegno lasciando un segno indelebile della tua fervida arte, tu sei arte perché arte è vita, è ciò che rompe gli schemi e l ordinario, è il particolare che diventa un gigante dai super poteri e combatte il qualunquismo imposto, è il brivido della comprensione di altre dimensioni e connessioni, è creare alternative del vissuto. Sei un piccolo dio senza pretese di onnipotenza ma che freme nella propria consapevolezza. Ancora vino, grazie!
M. È stanca, sciupata dal lavoro, avvilita dalle speranze che non le han detto che poteva avere. La prima comunione, il suo viso pallido e timorato, l orgoglio cattolico dei genitori, il prete, i canti, il segno della croce, la noia e la colpa per aver dubitato dell esistenza di dio. Lei bambina una foto di dio non l aveva mai vista e neanche in tv al telegiornale, tutti ne parlano ma nessuno sa chi sia. Lo yeti, il mostro di lockness e perfino gli alieni qualche traccia si son disturbati a lasciarla. Ma dio no. È sparito dalla circolazione dopo aver subito le peggio ingiurie e fatto un po’ di magie in giro. E un saaaacco di tempo fa. Come è possibile? È così facile scordarsi di qualcuno pur avendolo conosciuto di persona e lui invece no. Poi i voti mediocri a scuola, ha troppa fantasia, troppa. Sola con la nonna, i genitori incontrati quasi per sbaglio a cena, stanchi, sciupati dal lavoro, avviliti dalle speranze che han dovuto dimenticare tempo a dietro. Calcoli, sottrazioni e addizioni, esercitarsi con gli anni e le età e accorgersi che quando lei avrà 40 anni loro quasi sicuramente saran già morti. Il primo vero colpo basso della vita, scoprire il dolore in anticipo, sentirsi per la prima volta davvero impotente. La morte: non è il paradiso né l inferno, né gli angeli che ci proteggono. La morte fa male e non si può curare. Non ci sono giochi né voli pindarici ad alleggerire la giornata, c è solo un destino comune e ricordarsi di respirare perché serve a vivere. E aspettare.
Il caffè si è freddato, il vino è finito, il bicchiere d acqua è mezzo vuoto.
A si risveglia dal tour delle tazze. Guarda fuori la strada, piove. Ombrelli sgambettanti passano di fretta davanti alla vetrina del bar. La pioggia aumenta, scroscia violenta e incattivita si butta a terra rimbalzando in una gran nebbia di goccioline. Le stecche più fragili si spezzano alle improvvise e potenti folate di vento, che passa di lato da sotto da sopra sembra impazzito e non dà tregua ai passanti. Gli ombrelli rivoltati scappano di mano e seguono le correnti. Piove così forte che la mente non riesce a pensare ad altro, tutti quanti sono partecipi di quell imprevisto. Chi lo maledice, sembra abbia appena fatto la doccia vestito; chi ha fretta e aspetta impaziente sotto i portici che spiova; chi non aspettava altro per poter ritardare e si accende una sigaretta e legge il giornale; chi raccoglie dati sull evento per studiarlo in rapporto alle medie stagionali; chi è in auto e deve accostare perché non ci vede un emerita mazza; chi è in bici e ormai se l è presa tutta e il pericolo è il suo mestiere; chi gli si sta allagando la cantina e smanetta senza sosta con secchi scope stracci e segatura; chi come E impazzisce del tutto e si lancia in strada a saltar nelle pozzanghere a piè pari e ballare e cantare e urlare di gioia liberata; chi come M guarda allibito la pazza nel diluvio, stilando una lista di malanni e sconvenienze; chi come A di tutto questo non vede proprio nulla e vaga già in pensieri lontani; chi come il barista rabbocca il calice di E, scalda il caffè freddo di A e porta il conto a M. E cambia cd sullo stereo perché questo ha già fiaccato.
giovedì 5 novembre 2009
how much

“… la vita che scorre per chi è nella corrente e deperisce nelle scabbie delle acque chiuse. E se anche non ci investe, scorre comunque da un’ altra parte.
Niente più mi lascia al mio posto, niente mi lascia in pace, né la città, né la campagna, né la piana ipermercata che si spinge fino al bordo delle strade di pietra dove mi sono venuto a rinchiudere. Fuori la città lavora ai fianchi, a fracasso. Brucia, impreca e consuma. La terra intera abbracciata dai nastri asfaltati, arginata dalle costruzioni, surriscaldata, generante, divorata, esplode nelle notti selvatiche, nell’ oscurità fumigante, nei maremoti, si divincola e scuote come può. La si sente da fuori accanirsi come un crogiolo primordiale, pervasa da musiche che cicalano richiamandosi l’ un l’ altra. Io intanto rimango qui dentro, aggrappato come dietro un masso, uno scoglio d’ esilio… al riparo della piena, dell’ arteria viva della vita.
Se è solo nell’ acqua limpida che ti puoi specchiare, allora guariscimi, Dio della quantità, dall’ affanno e da me!
Dammene da godere della Quantità incommensurabile, ma non ingolfarmi, non farmi perdere nel niente, nel frastuono, nel ristagno, non farmi incasellare i giorni in quelle formette da dolci, giacchè nessun giorno è una vaschetta. È uno sfiato…
Danne ancora al mio cuore… il mio cuore! È morto mille volte almeno, il mio cuore. Ha vissuto addirittura morendo, covando la morte in sé, se l’ è tenuta attaccata, ben stretta, senza distinguerla, ed è morto cento volte al giorno. È la vita… ma è certo, non si muore tutte le mattine, si muore una volta sola.”
Vinicio Capossela- Non si muore tutte le mattine
mercoledì 4 novembre 2009
supernova

Puzzo. Di un odore acido, acre, pungente.
Buffo. Perché in questi giorni di apatia e noia mortale, l unica attività che sembra distrarmi e catturare il tempo fermando le lancette è proprio lavarmi. Stare ore in ammollo nella vasca piena d acqua fino all orlo. A pancia in giù, in apnea, a volte a occhi aperti, più spesso chiusi, a non fare niente, solo perdere la cognizione di qualsiasi dimensione, anche la gravità, finchè pelle e mente diventano tutt uno con l acqua. Come se avessi le branchie, se ci fossi nata. E un po’ credo sia proprio così, un ricordo vago ma stranamente piacevole e confortante del liquido amniotico, in cui la percezione del peso si perde, si fa ricordo, diventa inutile. È lì che ritrovo la mia condizione essenziale, mi libero della materia e di tutto ciò che attraverso essa mi lega al resto del mondo e rimango in contemplazione dei sensi assopiti e alleggeriti, degli impulsi nervosi che perdono di potenza e si fanno piccole scariche destinate a esaurirsi lentamente, lucciole d acqua disperse, fluttuanti, lievi, si sparpagliano fino a fermarsi, raggiunto l equilibrio cui erano destinate. Cosa che fuori non ci è concessa, per la gravità che tutto schiaccia al suolo, che fa sì che ogni cosa, ogni singolo elemento abbia un’ origine e un fine, un geloso padre-padrone, a cui morbosamente ci si attacca. Un’ attrazione univoca verso il basso che porta tutte le creature a protendere e esaurirsi verso il cielo, verso il leggero, verso l ignoto e lo stato di grazia di cui sembrano essere provviste le stelle, che mai potremo toccare, ma solo sognare, neanche pensarle e si sono già consumate nell istante della loro realtà.
Mi sento così, una supernova, nell acqua come nel cielo. Vorrei poter restare a lungo immersa in assenza di respiro, se non fosse per i polmoni da topo che mi ritrovo. E a volte provo a resistere, spingendomi oltre le mie possibilità, forzando vita e morte a sfiorarsi.. lo scarto è breve, eppure sembra così distante e impensabile, inconcepibile.
martedì 3 novembre 2009
ho uno scivolo nel cappello

Volevasi dimostrare che non esiste
Rimedio alcuno
Alle sfighe precedentemente auguratesi
Si chiedeva
deresponsabilizzazione
ed ella non tarda a presentare il conto
sottile malefica cinica
indisturbata
alle sommità dei nostri capi
perché noi siamo tante
tutte provviste di numero
-non ancora pervenuto-
di capi
e tutti sommi e alti
e indiscutibilmente simpatici
accomodanti ghigni
non sempre davvero sinceri
Del resto di questi tempi
il volto autentico è cosa rara
cui si preferisce
senza più bisogno di nasconderlo
un calco mal riuscito
di perfetta normalità
Ma poco importa.
Se ai vicini e lontani reca sollievo
terrem allor celato l ego
con rose fiori e leggeri elefanti
epatiche speranze e sogni in pluriball.
Tutti in acido
per così dire
senza aver preso niente
sabato 31 ottobre 2009
la marcia dei becchini
Ma il cielo è sempre più a puntini
Ma il cielo è sempre più in sospensione
Ma il cielo è sempre più fogliforme
Ma il cielo è sempre più abbattuto
Ma il cielo è sempre più in via d estinzione
Ma il cielo è sempre più relativo
Ma il cielo è sempre più di marca
Ma quanto cazzo ci costa il cielo?!
Forse si, il becchino resta il lavoro più redditizio e sensato
Se i morti non venissero sepolti ma lasciati all aria a marcire, si diffonderebbero malattie e pestilenze e il genere umano si estinguerebbe in pochissimo tempo
Il becchino preserva il genere umano
Il becchino è il Salvatore
Dio Becchino
giorno dei morti
Li ricordiamo ma perché poi?
Dai cazzo lo sanno tutti che non gliene frega un cazzo ai morti di essere ricordati
Ne’ a noi di ricordarli
Oppure troppo li vogliamo tenere in vita
O troppo ci servono per tenerci in vita
O troppo vorremmo essere con loro
O al posto loro
Chi è già morto e ancora non lo sa
Chi è troppo vivo e sarebbe meglio che morisse
Chi non si accorge ne’ di essere vivo ne’ di essere morto
Chi giudica i vivi da morto
Chi giudica i vivi da vivo
Chi giudica i morti da vivo
Chi non giudica i morti da vivo perché pace all anima loro
Chi se ne frega di vivi e morti
Chi ne fa una questione di vita o di morte
Più spiacevole la morte o più spiacevole la vita?
Si è così attaccati a questa vita perché si crede che sarà l unica che mai si avrà.
Io non credo. Mi rimane il dubbio ma non ne faccio una questione esistenziale
Moscerini suicidi sull autostrada dei ricordi
Parliamone da vivi e non da morti
Moscerini
Stupidi moscerini
Ma il cielo è sempre più in sospensione
Ma il cielo è sempre più fogliforme
Ma il cielo è sempre più abbattuto
Ma il cielo è sempre più in via d estinzione
Ma il cielo è sempre più relativo
Ma il cielo è sempre più di marca
Ma quanto cazzo ci costa il cielo?!
Forse si, il becchino resta il lavoro più redditizio e sensato
Se i morti non venissero sepolti ma lasciati all aria a marcire, si diffonderebbero malattie e pestilenze e il genere umano si estinguerebbe in pochissimo tempo
Il becchino preserva il genere umano
Il becchino è il Salvatore
Dio Becchino
giorno dei morti
Li ricordiamo ma perché poi?
Dai cazzo lo sanno tutti che non gliene frega un cazzo ai morti di essere ricordati
Ne’ a noi di ricordarli
Oppure troppo li vogliamo tenere in vita
O troppo ci servono per tenerci in vita
O troppo vorremmo essere con loro
O al posto loro
Chi è già morto e ancora non lo sa
Chi è troppo vivo e sarebbe meglio che morisse
Chi non si accorge ne’ di essere vivo ne’ di essere morto
Chi giudica i vivi da morto
Chi giudica i vivi da vivo
Chi giudica i morti da vivo
Chi non giudica i morti da vivo perché pace all anima loro
Chi se ne frega di vivi e morti
Chi ne fa una questione di vita o di morte
Più spiacevole la morte o più spiacevole la vita?
Si è così attaccati a questa vita perché si crede che sarà l unica che mai si avrà.
Io non credo. Mi rimane il dubbio ma non ne faccio una questione esistenziale
Moscerini suicidi sull autostrada dei ricordi
Parliamone da vivi e non da morti
Moscerini
Stupidi moscerini
mercoledì 21 ottobre 2009
dottoressa radice e miss punta
le radici cambiano terreno, acqua e vermi, conquistano metri, si ancorano a nuovi sassi, ne smuovono altri, altri ancora li schivano.
E su in alto le punte dei rami tacciono rattrappite, infreddolite. Ma non hanno paura dell inverno? Non hanno paura ad affrontarlo tutte sole, in prima linea? Chissà cosa ne pensano delle loro cugine scavatrici
palliducce.. mai visto un filo di sole..
ah si eh?! E voi un verme neanche sapete com è fatto..
perché invece sottoterra c è per caso qualche pennuto?avete una mezza idea di come sia volare?..
e voi di non soffrire di vertigini e non rischiare mai di cadere per terra perché ci si sta dentro fin più su del collo?..
pallide e sociopatiche..
secche ed egocentriche..
E su in alto le punte dei rami tacciono rattrappite, infreddolite. Ma non hanno paura dell inverno? Non hanno paura ad affrontarlo tutte sole, in prima linea? Chissà cosa ne pensano delle loro cugine scavatrici
palliducce.. mai visto un filo di sole..
ah si eh?! E voi un verme neanche sapete com è fatto..
perché invece sottoterra c è per caso qualche pennuto?avete una mezza idea di come sia volare?..
e voi di non soffrire di vertigini e non rischiare mai di cadere per terra perché ci si sta dentro fin più su del collo?..
pallide e sociopatiche..
secche ed egocentriche..
sabato 26 settembre 2009
tutti a dieta
perchè ogni gesto deve avere un suo peso? perchè senò la torta non viene?
quanto pesa l aria?
e l aria in bottiglia?
e se ti tiro una bottigliata d aria fa male?
se mangio dell aria ingrasso?
e se smetto di respirare dimagrisco? sì.
il cervello quanto pesa?
ma pesa per via di tutti i pensieri che ci sono dentro?
più pensieri hai più è pesante?
allora dovrei camminare trascinando la testa a terra?
una persona felice pesa di meno di una persona paranoica?
e allora ha anche la testa più piccola?
il lombroso mi fa una pippa?
e se la bilancia è tarata male allora il peso è relativo?
che poi le unità di peso (?) le ha stabilite l uomo?
e allora è una fregatura e/o un viaggio mentale?
a proposito di viaggi se vado sulla luna lì pesa tutto di meno?
e se ci vado solo io e voi rimanete qui rispetto ai vostri il mio cervello peserebbe di meno?
forse lo pesa già di meno?
particolare trascurabile?
se vi arriva una mia cartolina dalla luna vuol dire che il mio cervello è in linea piatta, nella mia scatola cranica c è l eco e l ultimo neurone rimasto sta solo rovistando come si rovista nel rudo per vedere se trova il suo briciolo.
di coscienza.
almeno lui.
quanto pesa l aria?
e l aria in bottiglia?
e se ti tiro una bottigliata d aria fa male?
se mangio dell aria ingrasso?
e se smetto di respirare dimagrisco? sì.
il cervello quanto pesa?
ma pesa per via di tutti i pensieri che ci sono dentro?
più pensieri hai più è pesante?
allora dovrei camminare trascinando la testa a terra?
una persona felice pesa di meno di una persona paranoica?
e allora ha anche la testa più piccola?
il lombroso mi fa una pippa?
e se la bilancia è tarata male allora il peso è relativo?
che poi le unità di peso (?) le ha stabilite l uomo?
e allora è una fregatura e/o un viaggio mentale?
a proposito di viaggi se vado sulla luna lì pesa tutto di meno?
e se ci vado solo io e voi rimanete qui rispetto ai vostri il mio cervello peserebbe di meno?
forse lo pesa già di meno?
particolare trascurabile?
se vi arriva una mia cartolina dalla luna vuol dire che il mio cervello è in linea piatta, nella mia scatola cranica c è l eco e l ultimo neurone rimasto sta solo rovistando come si rovista nel rudo per vedere se trova il suo briciolo.
di coscienza.
almeno lui.
giovedì 24 settembre 2009
PARA è BELLO
pensavo fosse più tardi
forse riesco a finire i disegni per bologna
entro lunedì intendo
stasera le sorelle vocine non smettono di frignarmi nel cervello
neanche se canto
loro cantano più forte
il dottore dice che è solo il rumore del sangue che scorre
lo si sente quando c è silenzio o quando si è stanchi
anche il sangue fa rumore
ma solo nelle orecchie
non metto punti perchè stasera non mi piacciono
fanno tanto goccioline di sangue
prima o poi disegnerò qualcosa col mio
ma non ci firmerò mai niente
impegnativo
compromettente
molto decadente
e forse anche un po' emo
beh emo sangue lo dice la parola
gli emo sono dunque dei fanatici del sangue
stagliuzzatori di paranoie
a questo punto temo di essere un po' emo dentro
e questo non mi piace e non mi consola
maledette mode
la paranoia non è una moda
è l essenza della vita
eccheccacchio
senza paranoie non ci sarebbero più buoni e cattivi
ma berlusconi ne avrà qualcuna
o il tumore enorme che tiene nella capa si è ciucciato via pure quella?
forse riesco a finire i disegni per bologna
entro lunedì intendo
stasera le sorelle vocine non smettono di frignarmi nel cervello
neanche se canto
loro cantano più forte
il dottore dice che è solo il rumore del sangue che scorre
lo si sente quando c è silenzio o quando si è stanchi
anche il sangue fa rumore
ma solo nelle orecchie
non metto punti perchè stasera non mi piacciono
fanno tanto goccioline di sangue
prima o poi disegnerò qualcosa col mio
ma non ci firmerò mai niente
impegnativo
compromettente
molto decadente
e forse anche un po' emo
beh emo sangue lo dice la parola
gli emo sono dunque dei fanatici del sangue
stagliuzzatori di paranoie
a questo punto temo di essere un po' emo dentro
e questo non mi piace e non mi consola
maledette mode
la paranoia non è una moda
è l essenza della vita
eccheccacchio
senza paranoie non ci sarebbero più buoni e cattivi
ma berlusconi ne avrà qualcuna
o il tumore enorme che tiene nella capa si è ciucciato via pure quella?
mercoledì 23 settembre 2009
lunedì 24 agosto 2009
ME & BIANKO
sorry alice! HO GIUSTAPPUNTO TROVATO IL PAESE.. NON TI DICO COME CI SONO ARRIVATA.. DICIAMO CHE LE RACCOMANDAZIONI DI AMICI PARENTI CONOSCENTI PASSANTI HANNO AVUTO IL LORO PESO NEL FARMICI ARRIVARE.. E IL BIANKOGLIONE NON VA DI FRETTA. MAI. LO STREGATTO L HAN MESSO A DIETA ED è SCOMPARSO PER SEMPRE, PACE ALL ANIMA SUA. IL BRUCALIFFO SE LO SON FUMATO LE CARTE. IL CAPPELLAIO E CUMPà SON RIUSCITI A FESTEGGIARE FINALMENTE UN COMPLEANNO VERO. NON BEVONO PIù Tè, MA VODKA& REDBULL PERCHè FA FICO. LA REGINA DI CUORI è STATA STRACCIATA IN DUE, METà A TE E METà A UN ALTRO.. OGNUNO IN CERCA DELLA SUA META.. O METà.. OR BEN NON SO. TUTTO MOLTO NORMALE E MOLTO ABITUDINARIO. CONTINUA A RIMANERMI UN DUBBIO PERò. PERCHè SE LE STRANEZZE QUA NON SON (PIù) DI CASA, LO STATO ATTUALE DELLE COSE è MOLTO PIù SPAVENTEVOLE DI TUTTE QUELLE MERAVIGLIE CHE DICEVI?! 
DIMENTICAVO, SONO IN BUSINEZZ COL BIANKO, HA DECISO DI RILANCIARE LA SUA IMMAGINE.. SAI.. PIù COOL, PIù YEAH, MORE MONEY MORE POWER MORE PUSSY.. SE SEI INTERESSATA (A MONEY POWER PUSSY) SAI DOVE TROVARCI! BELLA ZIA! A PREST!
giovedì 13 agosto 2009
cappuccetto peloso

dopo una nottata insonne, una delle ormai troppo frequenti...
tenera e ingenua cappuccetto.. medita vendetta, riscatto, coalizzata col lupo per papparsi nonna mamma cacciatore parenti lontani vicini e tutti quei bipedi col cervello che gli cola dal naso che credono di sapere cosa è meglio per lei e per il lupo, che vivono nelle loro scatolette mentali da sardine rattrappite, che si spostano solo lungo sentieri conosciuti e non rischiosi, che sadicamente mettono alla prova gli altri nella speranza di potersi riconfermare campioni di astuzia e saggezza, sperando di poter sfoderare a mo' di stendardo l ignorantissima frase "te l avevo detto, lo sapevo io"
nasciuti imparati del cavolo
ma si facessero una bella padella di cazzi loro
mercoledì 12 agosto 2009
FUORI DALLE MERAVIGLIE


"Mi disse che da lei te n'eri andato,
ed a lui mi volesti rammentar;
lei poi mi diede il mio certificato
dicendomi: ma tu non sai nuotar.
Egli poi disse che non ero andato
(e non si può negar, chi non lo sa?)
e se il negozio sarà maturato,
oh dimmi allor di te che mai sarà?
Una a lei diedi, ed essi due le diero,
tu me ne desti tre, fors'anche più;
ma tutte si rinvennero, — o mistero!
ed eran tutte mie, non lo sai tu?
Se lei ed io per caso in questo affare
misterioso involti ci vedrem,
egli ha fiducia d'esser liberato
e con noi stare finalmente insiem.
Ho questa idea che prima dell'accesso,
(già tu sai che un accesso la colpì),
un ostacol per lui, per noi, per esso
fosti tu solo in quel fatale dì.
Ch'egli non sappia chi lei predilige
(il segreto bisogna mantener);
sia segreto per tutti, chè qui vige
la impenetrabile legge del mistèr."
disorder
martedì 11 agosto 2009
HALLO HALLO?!

"... l artista riflette sul modo in cui può aiutare le persone ad assumere pienamente il proprio ruolo di spettatori, su come sperimentare l arte e perchè. ... lo spettatore crea la realtà, il significato, il concetto alla base del pezzo. io sono solo un intermediario che tenta di raccogliere delle idee..." KEITH HARING
riflettendo sulla comunicazione.. riprendendo il discorso di una serata infervorata e ubriaca.. che bello essere testardi e scornarsi!
KEITH HARING, diari


non credo di aver mai pianto così leggendo qualcosa
oggi mi sento come cagata fuori per la prima volta
completamente stranita
oggi è tutto diverso
come se fosse girato strano e inconsistente
ma non mi interessa capirci nulla, osservo e mi osservo, forse per la prima volta davvero, tutto quello che non mi piace che mi spaventa che odio di me, oggi lo lascio libero di uscire
vediamo domani il grado di ansia a che livelli sarà..
giovedì 6 agosto 2009

Esattamente.. non so dove voglio arrivare. ho paura di fermarmi, delle pause, delle moviole, del "uguale a sè stesso", di perdermici dentro per l ennesima volta e per sempre, o comunque per troppo tempo. ho incomprensibilmente scelto l estate come momento per eremitare cerebralmente e fisicamente, e fluttuare senza fretta ne' ansia nella realtà parallela che ho trovato. deve essere in un qualche modo un segno, arrivati al bivio scegliere strada A o B (o C,D;E...), senza avere alcun tipo di informazione, la si sceglie un po' alla cazzo e un po' guidati da chissachecosanonlosapraimai. ma scegli, che ti piaccia o no la prendi una decisione, che presto o tardi si riperquoterà sul corso degli eventi. senza catastrofismi, a quelli non ci credo: solo a una cosa non c è rimedio, e quella cosa ci riguarda tutti prima o poi, l unica certezza che abbiamo. quindi, dandola per scontata, ci rimangono in media 80 anni di minchiate e strade tortuose ma errori irreparabili mai. nel momento in cui anche lo sbaglio riesci a viverlo in prima persona e non a subirlo, non potrà mai essere dannoso. al massimo farà male. e se non te ne fregherà un cazzo di capirci dentro qualcosa.. ti rimarranno sempre quegli 80 anni da macinare, in un qualche modo. è strana questa cosa che le ingiustizie stan sul culo a tutti e però ci han fatti totalmente diversi l uno dall altro, impossibilitati quindi ad arrivare a una soluzione di pace comune e valida in toto.. sembra una presa per il culo.. il classico sberleffo da divinità che un giorno che non gli passava proprio ha creato un rompicapo senza soluzione.. il gioco delle contraddizioni per eccellenza.. gli esseri umani.. facciata bianca completata.. facciata rossa completata.. facciata blu completata.. facciata gi..e qua che è?quanti merda di colori ci sono ancora?! e via che si riparte..
sabato 1 agosto 2009

dovrei imparare qualche nuova lingua.. russo francese svedese giapponese ultrasuoni microonde fafarfafallifinofo.. il sussidiario lo sto facendo con testo a fronte in 5 diversi idiomi italiano escluso.. ed escluso anche il mio personalissimo.. mi piacciono i vocabolari, sono così ciccioni e pieni di parooooooleeeeeeeeee. non credevo.
per la cronaca, il sussidiario lo sto illustrando. anche se gli esercizi li ho già fatti tutti. la P di pinguino, la M di mucca, la S di sticazzi.. ah quella no? pensavo..
venerdì 31 luglio 2009
I VESTITI NUOVI DELL' IMPERATORE.SMETTERE I PROPRI VESTITI IN VISTA DELL ENNESIMO GIRO DI BOA DELL ETà, PER METTERNE DI PIù SOBRII E CONSONI
una volta igor me lo aveva posto questo "problema". Avevo 16 anni, un pigiama a righe bianche e verde acqua sopra a pantaloni stracciati e in testa un turbante di serpenti aggrovigliati, i primi dread che parma avesse mai visto. "tu pensi che dopo una certa età ci si debba vestire bene, uniformarsi, non dare nell' occhio? voglio dire, tu quando andrai all' università o inizierai a lavorare, sarai ancora così?"
mi era sembrata una questione inutile, comunque ero combattuta tra "certo, che domande! rispecchia quello che sono!" e "chissenefrega, non credo che mi toccherà, ma in ogni caso uno si veste come meglio crede, in culo ai benpensanti". non me ne è mai importato molto dei vestiti degli altri e neanche tanto dei miei. non è una questione di apparire, per quel che mi riguarda è comodità.. e anche non vedermi addosso lo "stile", se di questo si può parlare, pensato su di un manichino. non mi ci vedrei mai coi mocassini o vestiti a fiori, ma questi son gusti.
a 17 anni sono entrata nel magico mondo del lavoro, in un' edicola. eccheccacchio vendi giornali mica titoli in borsa. eppure dagli studi dell epoca già emergeva che i miei pantaloni di 4 taglie più grandi mostranti mutanda inibivano il cliente nell acquisto del quotidiano, benchè di me si vedesse solo la faccia.. sarà stata la combo coi capelli rosa antico. poi bar,ristoranti,gelaterie,cooperativediassistenza: le vendite subivano cali vertiginosi alla sola vista di "chiodi" in faccia, colori un po' troppo accesi, a volte anche la frangia alla caterina caselli "non ti si vedono le sopracciglia".. se ti faccio vedere qualcos altro dici che il fatturato sale?
e va bene, reset del look e vengo catapultata in società in maniera molto anonima. in un qualche modo da lì il mio essere qua e ora ne ha risentito, perchè non c ero come mi andava ma come era meglio per tutti. tutti chi? ogni età ha il suo trend e ti devi adattare. perchè? dovrebbe essere scontato che un individuo venga apprezzato per ciò che ha da dare/dire.
forse sì, l abito fa il monaco, in questa società, e a volte sono anche d accordo. ma al di là di questo dovrebbe essere sempre una scelta personale, non un' imposizione da morale bigotta che pretende le uniformi per non alterare gli equilibri sociali. ossia: anche il vestire, come espressione del se', è necessario venga controllato, perchè potrebbe comportare un' autodeterminazione pericolosa per il sistema. la consapevolezza è la prima che ci viene negata fin dall' infanzia. ci rendono sterili e continuamente bisognosi di essere imboccati, di sentirci protetti nello sposare ciecamente decisioni prese da pochi e totalmente spaventati da tutto ciò che implica la partecipazione attiva di ogni singolo individuo alla collettività. per questo anche le ideologie così come le religioni sono merda se diventano il fulcro delle nostre scelte. e per questo credo che l uomo dovrebbe tornare ad imparare ad amare e ad amarsi, a prendersi cura di se', a capire il proprio dolore e renderlo una forza, un punto saldo da cui ripartire. consapevolezza.
e soprattuto capire che si è tutti sulla stessa barca e la ragione ce l ho solo io!
no a parte le minchiate, nessuno ha ragione.

NON CAPISCO SE LA MIA è IPERCONCENTRAZIONE O INTRIPPAMENTO O PAURA DI USCIRE.. IN PARTE UNA RISPOSTA ME LA SONO GIà DATA: STARMENE CON LE MANI IN MANO NON MI PIACE, PARLARE SOLO PER DARE ARIA ALLA BOCCA NON MI PIACE, VEDERE IL PIATTUME E/O GENTE CHE ESEGUE TUTTI I GIORNI LA STESSA FILASTROCCA MI DEPRIME.. E MI RATTRAPPISCO MENTALMENTE. è CHE MI SEMBRA CHE A NESSUNO INTERESSI DI SE' STESSO, SE NON GIUSTAMENTE ARRIVARE A FINE MESE. MA TIRARE A CAMPARE COSì, SENZA SFORZARSI MINIMAMENTE DI RECUPERARE IL TEMPO PERDUTO IN ASSENZE CEREBRALI, è DAVVERO QUELLO A CUI SIAM DESTINATI NOI BIPEDI DA ASFALTO? SE NON HAI CURA DI TE STESSO COME PUOI PRETENDERE DI AVERE A CUORE IL RESTO?! INTENDO CHE SPESSO CI SI FA PORTATORI DI BATTAGLIE E FARDELLI CHE NON ESCLUDO POTREBBERO RAPPRESENTARCI, FINENDO PERò A TENERCELI STRETTI PER COLMARE DEI VUOTI FISIOLOGICI. CHE DOLENTI O NOLENTI DISIMPARIAMO A CAPIRE E A GESTIRE QUANDO LA RAZIONALITà E IL VIVERE CIVILE E ADULTO SI IMPADRONISCONO DI NOI.. E PREFERISCI STARTENE INCAZZATO A BRONTOLARE, A DISCORDARE, GIRI INTORNO AI PROBLEMI CON PERCORSI TORTUOSI CHE TI RIPORTERANNO SEMPRE A INCIAMPARE IN QUELLE BUCHE.. DI NUOVO E ANCORA.. FINCHè SARAI TROPPO STANCO PER SALTARCI DENTRO E USCIRNE CRESCIUTO, MIGLIORE, CONSAPEVOLE.. E TI RESTERà SOLO DA SEDERTICI DI FIANCO, ASPETTANDO L ULTIMO VAGONCINO PER LA MINIERA... NON CREDO DI ESSERE PESSIMISTA, ANZI! STO ANCORA ARRAMPICANDO PER SALTARE FUORI DA UNA GIGA-BUCA, MA ORA SENTO DI AVERE LE BRACCIA FORTI E LA TESTA CONCENTRATA. QUANDO SARò FUORI NE TROVERò SECCO UN' ALTRA "EILà SIGNORINA! CE NE HAI MESSO PER ARRIVARE DA ME. SALTA DENTRO!".. FORSE PIù GIGA.. IL PUNTO NON è PRENDERE UNA POSIZIONE, è TROVARE LA PROPRIA (che se lo fai consapevolmente non sarà mai quella sbagliata)
giovedì 30 luglio 2009
mercoledì 29 luglio 2009
questi sono due disegni che ho inviato allo scribble project, una figata atomica! si tratta di una sorta di contest per anorak magazin che consiste nella realizzazione di un totem entro spazi predefiniti (quadrato,tratteggio..).. ne resteranno solo 10! io già così mi son divertita abbestia, come altrettanto belle sono tutte le altre idee di disegni che questo gruppo fa agli scribblers di tuuuuuttttooo il mondo. per saperne di più 

WHY MOLLICA?

Dovevo iniziare proprio così.. piccola come una pallina di mollica.. e forse già un po' folle.. chissà! un mio tic: mangiare solo la mollica. non che la crosta non sia buona.. ancora non sono riuscita a darmi una spiegazione. sarà che quando mia madre mi leggeva pinocchio (almeno una decina di volte in due anni, santa donna) prima di andare a dormire, mi rimaneva sempre impresso il fatto che geppetto gli avesse fatto un cappello di mollica.. così se gli veniva fame, a pinocchio, se lo mangiava? e se fossero stati degli uccelli a mangiarglielo.. scena splatter tipo hitchcock (così si scrive?).. fatto sta che a me sto cappello non andava tanto a genio. perchè non delle scarpette di mollica? soffici, più o meno bianche.. vabbè se piove è un po' un burdèl, ma del resto super P non era di legno? e noi omuncoli a sfotterlo e a fargli pesare questa sua diversità.. in fondo NOI.. cosa abbiamo noi di così particolare? un cuore.. si.. un cervello.. si.. sentiamo dolore.. e ugualmente raccontiamo le bugie.. e le scarpe di mollica fan così demodè
era meglio morire da piccoli con i peli del culo batuffoli che morire da grandi soldati con i peli del culo bruciati
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