Tiene tra le mani il calice di rame scintillante per le ostie, ma non le vede perché lo regge alto sopra la testa. Cerca di riporlo dentro il tabernacolo, forse lo ha appena tirato fuori. In punta di piedi traballante, non ci arriva proprio. Il mazzetto di chiavi oscilla infilato nella serratura del tabernacolo aperto. Gli altri due osservano con rispetto e timore. La luce filtra dal finestrone sopra l altare, opaco di polvere e pioggia, troppo in alto anche quello, e scende giù lenta come il latte versato nel tè che fa tutti quei giri fumosi prima di mescolarcisi completamente.
Suor G arriva tra poco, a darci la comunione come ogni pomeriggio dopo le quattro, dopo che tutti gli altri se ne sono andati a casa coi pulmini gialli. Noi stiamo ad aspettare nella cappella che suor G benedica le ostie e ce le metta in mano una a testa. Mangiamo il corpo di Gesù, che è fatto di ostia “sennò non ce ne sarebbe abbastanza per tutti se fosse di carne vera”. Come fanno a ritagliare dischetti appena più piccoli di una girella di liquirizia dal corpo di Gesù? Forse hanno un aggeggio simile alla fora-fogli della maestra per mettere tutti i nostri disegni insieme nella carpetta con gli anelli. E allora quello che fa le ostie ne deve avere uno veramente grande di quegli aggeggi per fare fori grandi a Gesù, che aspetta dentro al tabernacolo di essere forato. Deve essere molto leggero Gesù, perché l ostia è così leggera che vola via se ci respiri su e se cade per terra suor G ti dà una patacca sulle mani e ti dice che hai fatto male a Gesù, però te ne dà un’ altra di ostia e quella per terra se la mangia lei. Noi ne possiamo avere solo una perché siamo ancora piccoli, ma suor G ne mangia tante, 5 o 6. E a volte non ci sono le ostie come le liquirizie, ma di quelle come i lecca-lecca grandi rossi e bianchi e allora suor G non può mica darcela tutta quanta grande com’è: la spezza in tre o quattro parti e allora a me viene un po’ di male perché penso che potrebbe uscire del sangue e che Gesù soffre perché lo sta rompendo. E allora poi penso che tutte le ostie dovrebbero essere sporche di rosso perché quando le forano via da Gesù lui si fa male e sanguina. O forse Gesù non ha sangue e quando si fa male nessuno se ne accorge perché non sanguina e anche se dice che si è fatto male nessuno gli crede perché non sanguina. Diciamo un’ ave maria con l ostia appiccicata al palato che non puoi toglierla con le dita e suor G rimette il calice nel tabernacolo e lo chiude e si mette il mazzo di chiavi nella tasca della veste e poi torniamo in mensa con il mazzo di chiavi che tintinna in tasca e si sente solo quello perché tutti quanti sono già andati via sul pulmino giallo. Io non ci sto più nei tavoli della mensa perché l anno prossimo vado a scuola e quelle sedie lì sono troppo piccole e le ginocchia mi si incastrano sotto il tavolo. E allora sto in piedi di fianco al tavolo a guardare che fanno le formine sui fogli coi pennarelli, ma a me non piace ricalcare le formine dei biscotti. Suor G è ritornata nella sua stanza che sta in alto sotto al tetto e ci sta solo lei lassù. Una volta l ho vista la stanza e c era anche suor G che aveva i capelli sciolti che erano lunghissimi e grigissimi. Ma sono scappata via quando si è girata perché non si può salire su da lei. C erano tanti crocefissi appesi al muro, di quelli che vende per 50.000 lire, quelle rosse, a mio padre quando viene alla festa di natale. Chiedo se posso andare in cortile: sì ma quando ti chiamo torni indietro. Vado dalle giostre e mi arrampico sul castello e sto a testa in giù a dondolare. Mi piace quando le mani cominciano a diventare pesanti e si dondola meglio. Poi sento correre e arriva Lucia a farmi il solletico e cado a testa in giù sulla ghiaia e mi sbuccio le ginocchia e ho dei sassolini infilati dentro la carne e il sangue. Allora prendo dei sassi e glieli tiro a Lucia e lei scappa e la rincorro e la prendo per i capelli che sono ricci come quelli di una pecora. Cadiamo e lei si sbuccia il mento ma non come le mie ginocchia, di meno e inizia a piangere. Suor G è corsa fuori e ci rialza per le braccia, una di qua e l altra di là e io ho ancora la mano nei capelli ricci. Suor G ha detto che domani niente comunione e che in castigo non si tengono le braccia incrociate ma lungo i fianchi. Dobbiamo stare in piedi lungo il muro del corridoio con le braccia lungo i fianchi ad aspettare che arrivi il pulmino delle 7, tra quanto è le 7? Quella ancora piange e io vorrei rimettere la mano nei suoi capelli ricci perché sono così morbidi. Dalla porta della mensa si vede mattia che fa le formine e si scaccola e si mangia le caccole e si arrotola la ciocca di capelli sulla fronte. Quanto sono lunghe le 7?
Parte tutto da un sogno che ho fatto stanotte, un ricordo di quando andavo all asilo dalle suore. Mi sono svegliata confusa perché in realtà il sogno riguardava solo la parte del tabernacolo, ma era talmente vivido che ho iniziato ad riallacciare altri pezzetti di passato. Vi è mai capitato di sognare una scena tale e quale come è successa nella realtà? Una volta ho sognato che nascevo, si, proprio dal rosso buio della pancia poi la luce, è complicato da raccontare. Ma sono più che sicura che sia proprio il mio, quel ricordo che poi si dimentica.