mercoledì 18 novembre 2009

Tre donne. A, E, M. Al bar, tardo pomeriggio. A beve un caffè all americana, E un bicchiere di vino rosso fermo, M un acqua liscia.
A. Confusa, inquieta, la paranoia tatuata in fitti ricami geometrici sul volto. Gli occhi apparentemente assenti, cercano di districare la matassa, col risultato di complicarne ancora di più il gioco. Tiene con entrambe le mani la tazza stretta e lunga di caffè bollente, vicino alla bocca, cerca conforto nel vapore che sale. Il caffè riporta a casa, ma si può decidere di lasciargli la guida e condurci per il mondo, nei bar delle metropoli ad un tavolino che guarda lo scorrere del marciapiede e i silenzi del buio, a spiare storie altrui o trovarcisi senza volerlo dentro, storie semplici, di tutti i giorni, drammi, mazzate morali, disperazioni da smarrimento da ventunesimo secolo, soddisfazioni da cecità o da resa definitiva. Caffè da passeggio come in america, e allora parchi pubblici, panchine, autunno, scorrazzamenti da footing verso il benessere o lo sfogo di rabbie da stress accumulato.. si nota la differenza: il nevrotico, quello che è appena stato licenziato, si riconosce dalla tenuta non proprio ginnica, di solito un folle in giacca e cravatta che agita in corsa la sua 24 ore o la tracolla col portatile, che finisce col gettare, in un urlo liberatorio e rassegnato insieme, la frustrazione dentro al laghetto, sollevando un gran baccano di anatre che avrebbero preferito qualche pezzo di pane vecchio. Poi magari ci si butterà pure lui, ma più tardi, di notte, quando nessuno può fermarlo o salvarlo, quando romperà l acqua col la giacca imbottita di sassi, e si addormenterà sul fondo.Gli altri, i rampanti dei piani alti, corrono per la forma, per tessuti elastici e polmoni capienti, han dichiarato guerra a tossine e radicali liberi, non potendo far loro causa, non essendo questi ladri di salute ed energie perseguibili legalmente, si illudono di poterli distanziare fuggendo nell atletico sforzo. Corrono come si rincorrono i grossi affari, il bastone e la carota dell economia impietosa e sfacciata. Corrono al parco, e corrono in ufficio, corrono al telefono, corrono a pranzo, corrono a letto. Correranno anche da morti, forse.
E il caffè da scrivania, un suppellettile immancabile per ogni sorta e razza di lavoratori e sognatori, impiegati segretarie manager scrittori artisti studenti professori medici, quasi riuscisse a dare consistenza all impegno cerebrale, la tazza li a testimoniare l esistenza condivisa, a tenerli svegli fino alla meta, anni e anni dopo. La tazza che crea imprevisti, rovesciandosi sospettosamente su carte preziose, mandando in tilt tastiere, macchiando indumenti e interrompendo le alacri menti nelle loro lucide considerazioni. La tazza di ceramica del risveglio, quella di cartone, quella popolare del bar che è di tutti perché anche se viene lavata sai in quanti ci han bevuto?!, quella di plastica usa e getta servita da un barista a gettoni che spesso dimentica lo stecchino per mescolare o è troppo assorto mentre gli dici stop con lo zucchero e continua a versarne e così ti bevi una bevanda già terribilmente sgradevole in cui galleggia un iceberg di cristalli di glicemia. La tazza e la sigaretta e la tazza posacenere, la tazza e un libro, la tazza sporca con altre tazze sporche nel lavello che si trasforma pian piano nel mobiletto delle tazze sporche. La tazza in bagno dimenticata la mattina dopo l ennesimo risveglio in ritardo. La tazza rotta e ricomposta, la tazza rotta nel pattume che però un po’ dispiace buttarla. La tazza arma da liti furiose, piena o vuota, basta lanciarla e che colpisca il bersaglio. La tazza di legno levigato del commercio equo-solidale per sentirsi indigeni nel tribale rito del caffè e assaporare il retrogusto di foresta pluviale nel risveglio degli istinti primordiali. La tazza del cane, la tazza del cesso che spesso è anche quella del cane, la tazza delle giostre che gira gira gira e si riempie di vomito. Tazze piene tazze vuote. L anima è simile ad una tazza che dobbiamo sempre tenere impegnata, può contenere solo poco per volta e prima di riempirla ancora va svuotata. E se è sporca magari pulirla- ma va a gusti.
E. Parla parla parla, ubriaca di vino e di vita. Si interrompe per unirsi al ritornello di qualche canzone veramente divertente, poi riprende il logorroico soliloquio. Ha idee, parecchie, di ogni tipo, per ogni stagione, confuse e grandiose, non esiste nulla di insormontabile e con quelle idee può fare quel che vuole. La sua mente dipinge, scrive, legge, elabora fughe di libertà e gloria, viaggi in treno verso le grandi città, verso il fermento e l arte, verso l amore a volte- ma di questo se ne cura poco. Lei ama la vita e la folle frenesia e l insensatezza e la poesia dell atto creativo. Puoi anche andare a far la spesa e pagare il conto con un disegno lasciando un segno indelebile della tua fervida arte, tu sei arte perché arte è vita, è ciò che rompe gli schemi e l ordinario, è il particolare che diventa un gigante dai super poteri e combatte il qualunquismo imposto, è il brivido della comprensione di altre dimensioni e connessioni, è creare alternative del vissuto. Sei un piccolo dio senza pretese di onnipotenza ma che freme nella propria consapevolezza. Ancora vino, grazie!
M. È stanca, sciupata dal lavoro, avvilita dalle speranze che non le han detto che poteva avere. La prima comunione, il suo viso pallido e timorato, l orgoglio cattolico dei genitori, il prete, i canti, il segno della croce, la noia e la colpa per aver dubitato dell esistenza di dio. Lei bambina una foto di dio non l aveva mai vista e neanche in tv al telegiornale, tutti ne parlano ma nessuno sa chi sia. Lo yeti, il mostro di lockness e perfino gli alieni qualche traccia si son disturbati a lasciarla. Ma dio no. È sparito dalla circolazione dopo aver subito le peggio ingiurie e fatto un po’ di magie in giro. E un saaaacco di tempo fa. Come è possibile? È così facile scordarsi di qualcuno pur avendolo conosciuto di persona e lui invece no. Poi i voti mediocri a scuola, ha troppa fantasia, troppa. Sola con la nonna, i genitori incontrati quasi per sbaglio a cena, stanchi, sciupati dal lavoro, avviliti dalle speranze che han dovuto dimenticare tempo a dietro. Calcoli, sottrazioni e addizioni, esercitarsi con gli anni e le età e accorgersi che quando lei avrà 40 anni loro quasi sicuramente saran già morti. Il primo vero colpo basso della vita, scoprire il dolore in anticipo, sentirsi per la prima volta davvero impotente. La morte: non è il paradiso né l inferno, né gli angeli che ci proteggono. La morte fa male e non si può curare. Non ci sono giochi né voli pindarici ad alleggerire la giornata, c è solo un destino comune e ricordarsi di respirare perché serve a vivere. E aspettare.
Il caffè si è freddato, il vino è finito, il bicchiere d acqua è mezzo vuoto.
A si risveglia dal tour delle tazze. Guarda fuori la strada, piove. Ombrelli sgambettanti passano di fretta davanti alla vetrina del bar. La pioggia aumenta, scroscia violenta e incattivita si butta a terra rimbalzando in una gran nebbia di goccioline. Le stecche più fragili si spezzano alle improvvise e potenti folate di vento, che passa di lato da sotto da sopra sembra impazzito e non dà tregua ai passanti. Gli ombrelli rivoltati scappano di mano e seguono le correnti. Piove così forte che la mente non riesce a pensare ad altro, tutti quanti sono partecipi di quell imprevisto. Chi lo maledice, sembra abbia appena fatto la doccia vestito; chi ha fretta e aspetta impaziente sotto i portici che spiova; chi non aspettava altro per poter ritardare e si accende una sigaretta e legge il giornale; chi raccoglie dati sull evento per studiarlo in rapporto alle medie stagionali; chi è in auto e deve accostare perché non ci vede un emerita mazza; chi è in bici e ormai se l è presa tutta e il pericolo è il suo mestiere; chi gli si sta allagando la cantina e smanetta senza sosta con secchi scope stracci e segatura; chi come E impazzisce del tutto e si lancia in strada a saltar nelle pozzanghere a piè pari e ballare e cantare e urlare di gioia liberata; chi come M guarda allibito la pazza nel diluvio, stilando una lista di malanni e sconvenienze; chi come A di tutto questo non vede proprio nulla e vaga già in pensieri lontani; chi come il barista rabbocca il calice di E, scalda il caffè freddo di A e porta il conto a M. E cambia cd sullo stereo perché questo ha già fiaccato.

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